Spazio Colore e Profili ICC per la Stampa

Stampare le proprie fotografie è molto soddisfacente; una fotografia stampata ci trasmette delle belle sensazioni. E sarebbe un peccato farne a meno.

Ci dedichiamo tanto alla tecnica fotografica e alla composizione per riuscire a stampare una bella foto, ma poi dopo tanto impegno ci perdiamo. O meglio… scarichiamo le schede di memoria delle nostre costosissime fotocamere e abbandoniamo l’esito dei nostri sforzi in qualche hard disk.

Molto spesso non si tratta sono di mancanza di tempo, o di negligenza.

Piuttosto ci sentiamo impreparati a stampare le nostre fotografie. Non sappiamo da che parte cominciare. Troppe cose da sapere, troppe variabili da controllare.

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Abbiamo la possibilità di scegliere se stampare a casa le nostre fotografie, oppure affidarci a laboratori di stampa fotografica. Attualmente l’offerta (soprattutto on-line) è molto vasta, e ciò che possiamo fare è provare a stampare le nostre foto e vedere dove ci troviamo meglio.

In entrambi i casi, ovvero sia che tu scelga di stampare le tue foto con la stampante di casa, sia presso un laboratorio di stampa fotografica, devi prestare attenzione a tutta la fase di pre-stampa, ovvero alla preparazione del file prima di mandarlo in stampa.

La spiegazione è facile: quello che vedi sul monitor del tuo computer non avrà la stessa resa una volta stampato su carta. I monitor sono supporti luminosi, prima di tutto. E la carta no. Poi, i monitor più moderni rendono tutto molto più bello: colori più saturi, contrasti elevati, etc.

Il primo “problema” è che le fotografie che scattiamo con le fotocamere digitali sono composte da pixel, tanti piccoli quadratini gli uni vicini agli altri, di colori differenti, che visti nel loro complesso compongono l’immagine fotografica. Quindi, se parlare di un’immagine fotografica significa parlare di pixel, cosa succede quando decidiamo di stampare una fotografia digitale su carta? La carta stampata non ha niente a che vedere con i pixel; perciò diventa complesso ottenere una stampa fotografica esattamente corrispondente a ciò che vediamo su un monitor.

Quante volte ti è capitato di vedere una fotografia al monitor del tuo computer con dei colori molto vividi e contrastati, e con una nitidezza assoluta, ma una volta stampata non era assolutamente corrispondente al file? 

Ci sono diversi motivi per cui questo accade. 

Primo tra tutti il fatto che il supporto informatico ovvero il monitor (di un computer, di uno smartphone o di un iPad)  sono supporti luminosi la carta stampata no.

Perciò, quando stampiamo una fotografia, questa può avere i seguenti “difetti”:

  • colori spenti 
  • colori poco contrastati 
  • poca nitidezza
  • poca corrispondenza dei colori
  • presenza di dominanti di colore

Più che difetti possiamo parlare di differenze rispetto al file di partenza.

Inoltre c’è anche il problema che ogni stampante è differente e interagisce in modi diversi con i file.

Ti starai domandando se a questo punto c’è una soluzione o se dobbiamo rassegnarci a questa evidenza. Come è possibile risolvere questo problema? Dobbiamo accontentarci di una stampa non corrispondente a ciò che vediamo sul monitor? No, non è proprio così. 

Per ovviare a questi problemi è importante preparare il file per la stampa. Poi, attraverso l’utilizzo degli spazi colore e dei Profili ICC possiamo ottenere la giusta corrispondenza di colori tra file immagine e stampa.

Dallo scatto alla stampa 

La prima cosa da fare in questi casi è partire dallo scatto, per poi preparare un file adatto per la stampa.

Poiché le immagini digitali sono in grado di riprodurre una gamma cromatica differente a seconda dello spazio colore che usiamo, il primo passo da fare è impostare sulla fotocamera uno spazio di colore il più ampio possibile.

L’ideale sarebbe impostare lo Spazio Colore Adobe RGB, soprattutto quando scattiamo in JPEG e abbiamo la possibilità di scegliere tra uno spazio colore (o spazio di lavoro) Adobe RGB oppure sRGB.

Scegliere lo spazio colore più ampio, permette di avere più informazioni e perciò colori più precisi e ricchi di sfumature. Le immagini digitali, infatti, sono in grado di riprodurre una gamma cromatica differente a seconda dello spazio colore che usiamo.

Ma prima di procedere facciamo un passo indietro e vediamo che cos’è lo spazio colore.

Che cos’è lo spazio colore

Tutti i colori che l’occhio umano può vedere vengono definiti “Spazio colore assoluto”; vengono rappresentati graficamente come una specie di vela colorata che contiene tutti i colori visibili; lo puoi vedere nella rappresentazione grafica standard che ti riporto qui sotto.

Questa “vela” è la rappresentazione grafica dello spazio colore che può vedere l’occhio umano. Si chiama “diagramma di cromaticità”.

Lo Spazio Colore consiste nella rappresentazione matematica e nelle regole che ci permettono di usare il modello di rappresentazione del colore (ad esempio il modello RGB); lo spazio colore che impostiamo permette di gestire il colore all’interno dell’immagine. 

Lo spazio colore, è l’insieme di tutti i colori che possono essere interpretati e rappresentati da una periferica.

Quanto più è esteso, tanto più la periferica riesce a rappresentare tutte le sfumature di colore.

All’interno dello spazio colore assoluto possiamo rappresentare graficamente vari modelli di spazi colore: Adobe RGB, sRGB, ProPhoto RGB. Più l’area dello spazio colore è grande, più il GAMUT è esteso.

RGB è un modello di riferimento di spazio colore. Il colore viene definito da tre colori primari: R, G, B, ovvero rosso verde e blu. Attraverso un processo di sintesi additiva vengono creati tutti gli altri colori. Le fotocamere i monitor dei nostri computer utilizzano il modello di spazio colore RGB.

Ma esistono anche altri modelli di riferimento oltre a RGB: CMYK (ciano, magenta, giallo e nero; e viene usato per la stampa); e Lab, ad esempio.

Ogni dispositivo (monitor, stampante) ha un proprio spazio colore, che è composto dall’insieme dei colori che può riprodurre.

Lo Spazio colore Adobe RGB (1998) è lo standard, perché è versatile e soddisfa la maggior parte delle esigenze.

sRGB è uno spazio più piccolo, e rappresenta quindi meno colori. E’ lo spazio colore dei monitor, dei display degli smartphone; viene usato per le immagini da pubblicare sul web, perché non appesantisce i file..

Possiamo rappresentare i vari spazi colore nel diagramma di cromaticità. Hanno la forma di triangoli perché si basano su i tre colori primari rosso, verde e blu (non ho voluto rappresentare il CMYK, che invece si basa sulla quadricromia).

Osserva la rappresentazione grafica che ti ho riportato qui sotto: in giallo il triangolo più esteso rappresenta lo spazio colore Adobe RGB (1998); in blu invece lo psazio colore sRGB, che è più piccolo, e ha quindi un gamut più ridotto.

Qui puoi vedere rappresentati gli spazi colore Adobe RGB (1998) e sRGB. Entrambi gli spazi colore sono più piccoli dello spazio colore assoluto, ovvero dei colori che può percepire l’occhio umano.

Tutte le immagini hanno uno spazio colore.

Nei file JPEG lo spazio colore viene definito quando viene impostato nella fotocamera; solitamente è Adobe RGB oppure sRGB, che uno spazio colore più piccolo. Ma di solito si preferisce uno spazio colore più ampio, perché contiene più informazioni (che corrispondono a una maggiore ricchezza di colori)

Nei file RAW, lo spazio colore si può aggiungere anche successivamente.

E fin qui abbiamo visto ciò che possiamo fare prima di scattare una foto, ovvero: impostare il più ampio spazio colore nella fotocamera.

Successivamente allo scatto, scarichiamo il file sul computer e lo possiamo così vedere a monitor.

Spazi colore degli output

Quando parlo di spazi colore non mi riferisco solo agli spazi colore delle fotocamere, ma anche i monitor dei nostri computer , hanno uno spazio colore. E anche le periferiche di stampa hanno uno spazio colore.

Il problema delle periferiche è che questi colori (rappresentati dai tre numeri R-G-B) vengono interpretati in modi differenti.

Tutti questi dispositivi, perciò, hanno bisogno di regole, ovvero di modelli che stabiliscano come i colori vengono visualizzati sul pc, e come viene reso il colore dell’immagine nella stampa. Questi modelli si chiamano Profili Colore ICC.

I Profili Colore ICC

Quindi, il problema sembra essere molteplice:

  • prima di scattare un’immagine scegliamo di impostare il più ampio spazio colore, in modo che l’immagine possa avere la più ampia gamma cromatica.
  • Poi visualizziamo l’immagine sul monitor del computer, che ha un proprio spazio colore, e che quindi vede i colori “a suo modo”. Per quanto riguarda i monitor, l’ideale sarebbe calibrarli spesso, ovvero regolarli attraverso uno spettrofotometro per vedere le immagini nel modo più corrispondente possibile al file, e quindi per poter poi procedere alla post-produzione del file nel modo più corretto possibile.
  • Poi successivamente possiamo stampare questa fotografia attraverso una qualunque stampante.

In tutti e tre i device (fotocamera, monitor e stampa) i colori possono essere differenti tra loro perché ogni dispositivo ha un modo diverso di interpretare i colori, perché ogni periferica ha un diverso spazio colore.

Come si può fare quindi per far comunicare tra loro questi devices? Occorre utilizzare i Profili Colore ICC.

Gli spazi colore necessitano di un PROFILO COLORE ICC (International Color Consortium), che serve per trasferire in modo corretto le informazioni su un monitor, e tra un dispositivo e l’altro. In parole semplici, i profili colore interpretano le informazioni fornite dagli spazi colore; è attraverso i profili colore che si ottiene una migliore riproduzione del file sulle periferiche.

I profili colore sono dei file applicati alle immagini che permettono a ogni software e monitor di interpretare le foto correttamente e di trasmetterle sempre uguali. 

Al termine di una post-produzione di una foto, se vuoi inviarla a qualche altro

dispositivo, devi convertirla dal suo spazio colore allo spazio colore di output.

sRGB è uno spazio colore più piccolo dello spazio colore RGB, ed è adatto per le

fotografie che devono essere pubblicate sul web, soprattutto perché hanno un peso

inferiore.

CMYK è il profilo colore che viene usato quando bisogna mandare in stampa una

foto. Infatti CMYK simula la resa dell’inchiostro su carta.

Pre-stampa: prepara il file e fai la soft proof

Dopo aver impostato lo spazio colore nella fotocamera (Adobe RGB) e la profondità in bit (a 8 bit o più: la profondità in bit indica la quantità di info sul colore disponibili per ciascun pixel. Vien da se che più informazioni ha ogni pixel, più colori sono disponibili nell’img.), dobbiamo preparare il file per la stampa.

E’ una buona abitudine aumentare la nitidezza di un’immagine prima di stamparla (applicando ad esempio una maschera di contrasto con Photoshop). Questo perché i monitor hanno una nitidezza nettamente superiore alla carta stampata; e perciò può capitare (più spesso di quanto immagini) che una foto che ti appare molto nitida su un monitor non lo sia altrettanto una volta stampata.

Per lo stesso motivo, aumenta leggermente la saturazione e il contrasto.

Quando il file è pronto per la stampa occorre fare una prova colore ( o soft proof). La prova colore ti permetterà di avere un’idea di come verrà stampata una foto; ti darà inoltre l’opportunità di correggerla o di apportare dei cambiamenti prima di mandarla in stampa.

Il risultato sarà una corretta corrispondenza tra il file e la stampa stessa. 

I profili ICC per la stampa

Per stampare un file vengono usati dei profili colore ICC, che servono ad indicare alla stampante determinate caratteristiche del supporto di stampa (che sia carta-lucida o satinata- alluminio, etc.). In questo modo l’output di stampa può essere regolato nel modo corretto.

Il profilo colore ICC assicura che il profilo cromatico sia uniforme e che ci sia corrispondenza tra file e stampa. I profili colore ICC definiscono come devono interagire stampanti e materiali di stampa.

La combinazione tra i valori RGB dei file e il profilo colore fornisce un’informazione completa sui valori di colore a cui si fa riferimento. 

I profili colore ICC per la stampa sono disponibili per molti tipi di carta e materiali di stampa.

Possono essere utilizzati per simulare degli spazi colore, e perciò per vedere quale resa avrà la fotografia prima di stamparla.

I migliori laboratori di stampa fotografica digitale forniscono senza problemi i propri profili ICC.

In questo modo è possibile procedere alla Soft Proof (cioè alla prova colore) in Lightroom o Photoshop prima di mandare in stampa il file.

Saal Digital, ad esempio, è un laboratorio di stampa digitale online.

Saal Digital, nel suo sito web , mette a disposizione degli utenti che desiderano stampare le proprie fotografie tutto i profili ICC corrispondenti ai differenti supporti di stampa disponibili.

Inoltre sul sito di Saal Digital puoi trovare due video esplicativi di come si applicano i profili ICC per la prova colore sia su Lightroom che su Photoshop.

Sul sito di Saal Digital trovi due video per usare i profili ICC ed effettuare la soft proof su Lightroom e Photoshop

Da qui si vede la serietà di un laboratorio di stampa che conosce bene la differente resa cromatica data dai vari materiali di stampa.

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