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Tanto rumore per nulla

Perché ci preoccupiamo di cose inutili? I fotografi, spesso, si pongono problemi di nessun interesse, e magari tralasciano le cose importanti. E’ vero, non lo fanno solo i fotografi, ma di certo i fotografi lo fanno con incredibile insistenza.

Ad esempio, nella mia esperienza di docente nei corsi di fotografia, una delle prime cose che mi viene chiesta è come evitare il rumore. Digitale, s’intende.

E’ il nuovo feticcio: ci hanno insegnato che il male esiste, e non è il demonio o qualche mostro strano, è quella grana che compare sulle nostre foto, e ce le contamina. Esponi a destra (ETTR, Exposing to the right), evita di chiudere le ombre, non esagerare con gli Iso, utilizza softwares appositi! Ecco i comandamenti che ti vengono offerti. Le tavole della legge ne prevedono molti altri, e tutti vogliono comunque portarti a realizzare foto noiseless, senza rumore.

Sia chiaro, questi consigli sono ragionevoli e andrebbero seguiti il più possibile, se non altro per ottenere il massimo della qualità dai nostri files. Semplicemente la perfezione tecnica di una foto non ne denota il valore espressivo, artistico o comunicativo. E di certo, il rumore è tra tutti i “difetti” quello meno preoccupante.

Ma l’industria ha bisogno che le persone – i fotografi in questo caso – sentano delle necessità, provino un senso di instabilità, credano che le proprie foto sono “scarse” a causa di una qualche mancanza tecnica, a cui si può sopperire con la tecnologia.

E visto che oramai sul numero di pixel o sugli automatismi il marketing riesce a fare ben poco, ecco che il “rumore” diventa la nuova frontiera. Una foto “rumorosa”, fosse anche un capolavoro, è una foto “rovinata”, “inutilizzabile”, quasi da buttare.

Una volta instillato così il sacro terrore del rumore digitale, che può farti perdere la stima di colleghi e amici, ecco che l’industria è pronta ad offrirti softwares sempre più potenti per eliminare l’ostacolo e soprattutto sempre nuove fotocamere che sono in grado di risolvere il problema ab origine.

Niente rumore sino a 25.600 iso, questo il sogno! Quanti sono passati attraverso le varie versioni della Canon EOS 5 (la MkI, poi la MkII, poi la MkIII ecc.) solo per questa specifica caratteristica? E quanti hanno fatto altrettanto con le loro Nikon? O con le Sony? Volendo, il rumore può essere un ottimo affare…

Personalmente non ho mai compreso, e nemmeno condiviso, questa mania di avere foto liscie come la pelle di un bambino. A me, il rumore, se non è proprio esagerato, non dà fastidio. Confesso che in realtà lo aggiungo volontariamente a quasi tutte le mie foto (ma vengo dall’analogico e la “grana” è una mia passione…).

Inoltre prova a stampare una tua foto particolarmente rumorosa: scoprirai con sorpresa che la “grana” si vede appena. Il monitor ce la rivela ben più di quel che può fare una “vera foto”, cioè una stampa.

Se riusciamo poi a liberarci delle nostre paure, anche in ambito fotografico, e riusciamo a vedere le cose da una diversa prospettiva, ad esempio quella creativa, le cose possono anche cambiare. Potremmo arrivare a dire che non solo la grana, ma addirittura il rumore digitale cromogeno è bello, se usato consapevolmente.

rumore digitale effeventidue

E mi sono allora tornate in mente le prime foto a colori, quelle realizzate grazie al metodo brevettato nel 1903 dai fratelli Lumiere (si, quelli del cinema), e chiamato Autochrome.

All’epoca il metodo (basato su granelli colorati di fecola di patate), per quanto costoso, piacque molto, ma non raggiunse mai il vero successo popolare, non come la fotografia bianco e nero, almeno. Ma queste foto che sembravano quasi dipinte a mano, con questi colori così anti-moderni (oggi va la saturazione a palla), mi hanno sempre affascinato. Qualcuno penserà che certi filtri di Instagram, in fondo non danno risultati molto diversi. Vabbè…

Ad ogni modo, il mio intento non è certo quello di farvi tornare a realizzare delle lastre Autochrome, tutt’altro. E’ solo mostrarvi come ci siano, per ogni problema, degli spunti creativi che è un peccato trascurare.

Nel tempo, ho realizzato diversi Autochrome digitali, come li chiamo io: basta utilizzare una vecchia compatta, mettere al massimo gli Iso, sottoesporre un poco e poi, in fase di sviluppo digitale, schiarire l’immagine, et voilà, ecco a voi il rumore digitale al suo massimo!

Ma, più semplicemente, potete divertirvi a trasformare una normale foto digitale in un Autochrome con qualche piccolo ritocco via software, aggiungendo rumore cromatico, abbassando il contrasto e magari aggiungendo una dominante rossiccia, come ho fatto io con questa foto.

Può essere un esercizio utile anche per liberarsi dalla paura del rumore ed evitare di arricchire impropriamente le multinazionali della fotografia!

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