Il Tao della Fotografia: Definire significa Limitare

 

“Ritengo la semplicità una caratteristica dei grandi. Se l’essenziale è spesso invisibile agli occhi, è anche vero che giustificare un atto semplice è infinitamente più arduo che giustificare un barocchismo” (Augusto Pieroni)

Secondo il Taoismo e la filosofia Zen, definire significa limitare.

Insieme a “less is more” (fare di più col meno), questo è uno dei consigli migliori che ci vengono dalle filosofie orientali.

Limitare, semplificare, togliere, evocare senza mostrare, suggerire e dichiarare. Sono cose che, anche intuitivamente, sappiamo essere preziose in un percorso artistico consapevole.

Allo stesso tempo, chiunque abbia provato a seguire questa strada sa quanto sia erta e difficile, estremamente faticosa, e piena di errori.

Infatti, fare fotografie semplici è forse la cosa più difficile in assoluto.

Quand’è che occorre fermarsi nel semplificare, prima che l’immagine divenga incomprensibile?

Franco Fontana, uno dei maggiori fotografi italiani, racconta in diverse interviste una delle sue prime esperienze, fatta quando non era ancora un professionista.

Si trovava a Baia delle Zagare sul Gargano con degli amici fotografi, e tutti scattarono immagini del bellissimo panorama che avevano di fronte. Ci fu chi inserì un tratto di spiaggia e gli scogli, chi parte del promontorio, chi delle bagnanti in bikini.

Fontana invece scattò dritto verso l’orizzonte, riprendendo solo un tratto di mare, un pezzetto di spiaggia candida e il cielo. Una foto in blu, che ha conosciuto grande successo ed è diventata una delle icone del suo lavoro.

Stessa location, letture completamente diverse. Quella di sinistra è la Baia Delle Zagare di Franco Fontana

Come il monaco del racconto iniziale, anche Fontana aveva compreso che definire significa limitare.

Certo, sorge un problema a questo punto.

La fotografia di Baia delle Zagare, ad esempio, venne utilizzata anche per una pubblicità dell’Istituto Culturale francese, perché il blu era proprio della tonalità giusta per simboleggiare il paese d’oltralpe. Eppure si trattava di un paesaggio italiano!

In altre parole la foto di Fontana, se si esclude il titolo, non racconta davvero un determinato luogo, ma se ne astrae, diventando un’efficace immagine che racconta piuttosto la bellezza del mare, del cielo, di un colore.

Probabilmente le foto dei suoi amici esprimevano meglio la realtà geografica specifica, il genius loci: non erano dunque “sbagliate”, ma realizzate con uno scopo diverso.

Mentre Fontana voleva raccontare qualcosa di sé e del suo stato d’animo in quel momento, gli altri hanno voluto raccontare quel luogo, mostrarlo agli altri.

Per questo occorre prestare molta attenzione allo scopo che ci prefiggiamo, e per questo raccontare un luogo o una situazione, o riportare un qualcosa di noi, sono cose di notevole difficoltà, e spesso contrastanti.

Rimane però valido un consiglio generale, quello che la fotografia è completa non quando avete aggiunto tutti gli elementi necessari, ma quando avete tolto tutto tranne ciò che serve!

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