Un lavoro collettivo

Il corso Smettere di Essere Principiante che conduco con Reflex-Mania mi insegna molte cose.

Ad esempio quanta passione le persone possano mettere in quel che fanno e su come questo porti a una crescita personale e creativa notevole, ma anche quanta importanza possa avere la cultura dell’immagine, che pure latita nel nostro paese e non solo.

Viviamo in un’epoca che ha fatto delle immagini (sia fisse che mobili) un pilastro della comunicazione, al punto che tutte le ricerche condotte in tal senso dimostrano che oggi le persone conoscono meno parole di un tempo e hanno grosse difficoltà a comunicare per via scritta proprio perché preferiscono realizzare e condividere una fotografia o un video.

Cosa che da un lato ha portato all’affermazione universale della fotografia come strumento imprescindibile, ma dall’altro a una sua sempre più spinta banalizzazione.

D’altra parte anche quando si utilizzano le parole, non è che tutti siano Dante o Ariosto, i più si limitano a riprodurre il modo di parlare “triviale”, quotidiano, debitamente sgrammaticato in cui congiuntivi e consecutio temporum sono le prime vittime sacrificali.

Allo stesso modo, la fotografia che vediamo diffondersi su Instagram, Facebook e gli altri social è una fotografia alla buona, superficiale, puro strumento per dire qualcosa, e il più delle volte qualcosa di tutt’altro che memorabile.

Dunque quando un appassionato fotografo cerca di “crescere”, di diventare più creativo ed efficace, giocoforza deve confrontarsi con questa situazione, ne deve prendere atto. Deve insomma convincersi che per “scrivere” le frasi giuste e che funzionano ha bisogno delle giuste “parole”, delle parole che funzionano.

Per quanto possa apparire strano, è questa la cosa più difficile. Perché se debbo mostrare un soggetto specifico, ad esempio un albero, mi basta fotografarlo, e chiunque vedrà un albero. Magari non comprenderà la specie, o non percepirà del tutto le intenzioni di chi ha scattato la foto, ma la parola “albero” sarà passata.

Ma se cerco di aumentare la complessità della comunicazione, ecco che le cose non sono più così lineari.

Se debbo raccontare l’ecologia degli alberi, dovrò già organizzare una serie articolata di fotografie; se ho intenzione di narrare il rapporto tra gli esseri umani e gli alberi, sarò anche costretto a realizzare foto che esprimano sensazioni, idee, sentimenti. Se poi voglio anche mostrare in qualche modo il significato dell’Albero Cosmico per le antiche popolazioni del Nord Europa… beh, davvero mi si aprono orizzonti sconfinati!

Insomma, concetti semplici possono essere narrati con fotografie semplici, ma per le idee complesse, per gli stati d’animo e le sensazioni occorre ben altro.

Su questo riflettevo quando ho proposto il primo degli “esercizi collettivi” del corso SEP.

Ispirandomi alle logiche del “cooperative learning” – nate in ambito educativo e scolastico per essere concretizzate con un rapporto ad personam e non certo online – ho pensato a una serie di esercizi in cui quel che conta non è solo la foto del singolo corsista, ma il lavoro di gruppo complessivo.

La collaborazione verso una meta condivisa, il fare squadra. In un periodo storico in cui si esalta l’individualità, una sfida non male!

Occorre dunque realizzare una sorta di portfolio tematico a più voci (a decine di voci!) per la cui realizzazione i corsisti hanno postato le foto nel nostro gruppo facebook (riservato solo ai corsisti) per poi commentarle vicendevolmente, cercando di aiutare gli altri a tirar fuori il meglio di sé, con l’obiettivo di ottenere, da ognuno, la foto adatta al lavoro complessivo.

Insomma, non bastava commentare la foto in termini generali, ma anche sottolineare se tale foto fosse, o meno, adatta al progetto, e perché.

Alcune delle foto del progetto illustrano questo post: le ho scelte sulla base del loro interesse come esempi di approcci molto diversi, apparentemente contrastanti.

Ma nel “cooperative learning” l’accento è messo sull’apprendimento, non sulla prestazione fine a se stessa. Lo scopo non è fare la foto più bella del mondo, ma la foto più adatta, che venga accettata anche dagli altri. In cui ognuno si riconosca, almeno un po’.

Avevo molti timori quando ho lanciato questo esercizio, e alcuni si sono anche concretizzati, com’è ovvio, trattandosi di un primo esperimento. Ma i risultati hanno comunque dissipato ogni mia perplessità, nella consapevolezza che introducendo dei correttivi e mettendo delle regole un poco più stringenti, il meccanismo possa in futuro funzionare assai meglio.

Intanto il tema dato – come prima volta piuttosto generico – e cioé “L’Autunno” è stato svolto in modo molto efficace e con un grande sforzo di originalità, sebbene non fosse facile. Perché l’autunno per ognuno significa cose diverse, e porta a sensazioni diverse. Ad esempio, io che odio l’estate e il caldo, vivo l’autunno con un senso di gioia, di sollievo. Viceversa chi ama il caldo e il sole, tende a deprimersi e a odiare le giornate grigie e piovose. E così via.

Ma, in questo coacervo magmatico di sensazioni diverse e contrastanti, è comunque venuto fuori qualcosa di buono, un meccanismo che funziona – magari ancora non perfettamente rodato – ma comunque significativo. Non osavo sperare che alla prima “uscita” si potesse mettere assieme del materiale così buono, il che incoraggia me e i ragazzi di Reflex Mania in merito alla bontà della linea scelta per il nostro corso, che è nettamente centrato sulle persone, e non sulla tecnica.

Proprio per celebrare in qualche maniera il successo di questa iniziativa ho preparato quella che in gergo si chiama Ezine: un pdf con tutte le foto del progetto (alcune di esse le trovi a titolo esemplificativo in questo articolo).

Ezine che puoi scaricare schiacciando sul bottone qui sotto.

Autunno – Un lavoro collettivo

 

Foto di Daniela Bruss

 

Foto di Alfredo Benincasa

 

Fotodi Rosanna Latronico

 

Foto di Massimo Vallone

 

Foto di Aldo Capettini

 

Foto di Mariella Rizzotti

 

Foto di Carlo Traini

 

Foto di Monica Oliosi

 

Foto di Massimo Valentini

 

Foto di Alessandro Sassi

Come sostengo sempre, la tecnica si apprende – con un po’ di pazienza – ma la creatività, la fantasia, la capacità di vedere ed emozionarsi è qualcosa che ognuno ha dentro, e deve imparare a tirarla fuori. Ogni tanto qualche corsista si scoraggia, come facciamo tutti, perché perdiamo fiducia nelle nostre capacità, ma dovremmo invece rimanere sempre saldamente ancorati all’idea che ognuno è un artista, ognuno sa emozionarsi, e dunque ognuno può smettere di essere un principiante e definirsi pienamente “un fotografo”!

SEP Esercizio Collettivo1 – Autunno

 

Tags: