Un progetto con la testa per aria. E una eZine in regalo.

A novembre prossimo uscirà il mio nuovo libro, frutto di un progetto durato tre anni che esplora le metamorfosi del paesaggio agricolo prendendo in considerazione soprattutto la “pelle” dei campi coltivati, il suolo. Come l’epidermide umana rivela moltissimo della personalità e dello stato di salute di un uomo, così il suolo racconta le modificazioni che l’agricoltura ha conosciuto negli ultimi decenni e, di conseguenza, quelli che sono i problemi del nostro pianeta. Il colore stesso della superficie coltivata dimostra quanto siamo oramai dipendenti dai trattamenti chimici e come i mutamenti climatici portino da un lato a forti siccità, dall’altro a fenomeni intensi che provocano il dilavamento dei suoli.

I segni che l’uomo lascia sui campi coltivati, sulla loro superficie, le alterazioni che con la lavorazione meccanica e l’uso di sostanze chimiche induce nel suolo, dunque, rappresentano in pieno i cambiamenti intervenuti nel dopoguerra nel settore dell’agricoltura, con la sua “industrializzazione”.

Questa, in sintesi, è la “scheda” del progetto per la cui realizzazione – per la prima volta nella mia carriera di fotografo – ho deciso di ricorrere esclusivamente al drone. Oramai questa “fotocamera volante” viene utilizzata spesso nei progetti fotografici (pensiamo a quelli spettacolari di Edward Burtynsky), ma non sono molti quelli realizzati interamente con tale strumento. A dire il vero io ne conosco solo uno, “Topographies: aerial surveys of the American Landscape” di Stephen Shore (che ho anche recensito in un video sulla pagina Facebook di Reflex-Mania).

Il mio approccio è stato molto diverso da quello di Shore, che ha scattato le foto tenendo costantemente l’obiettivo del drone a circa 45° rispetto al suolo e dunque realizzando dei paesaggi abbastanza ampi. Una modalità diciamo “tradizionale”, che mostra anche l’orizzonte e ricorda la fotografia aerea che un tempo si realizzava con voli sull’elicottero o su piccoli aerei.

Personalmente mi sono invece ispirato maggiormente (anche per il tema) al lavoro di Mario Giacomelli, che soprattutto negli anni ’70 e ’80 del secolo scorso ha esplorato le forme e i grafismi della terra marchigiana (tra l’altro regione d’origine anche della mia famiglia) come forma di riflessione sulla natura, il territorio, il destino dell’uomo, a volte ricorrendo a un piccolo velivolo da turismo. In qualche modo il drone rende più semplice, a livello pratico, questo approccio. Così, idealmente, mi sono collocato nel punto in cui Giacomelli si era fermato, all’epoca dichiarandosi deluso dai profondi cambiamenti che la tecnologia procurava al paesaggio campestre, a cui toglieva ogni poesia. In effetti si è passati in poco tempo dal “contadino” con cui Giacomelli dialogava – anche chiedendogli di realizzare appositamente, col trattore, determinati segni sul suolo – all’imprenditore agricolo, non più interessato tanto al paesaggio quanto a far quadrare i conti della sua azienda.

Addentrandomi in questa nuova agricoltura in cui le forme sono più precise, geometriche, assolute, meno “artigianali” di cinquant’anni fa, ho comunque tenuto bene in mente la lezione di Giacomelli, il suo intento: cercare in questi segni che l’uomo lascia sulla superficie del pianeta – come fossero le linee di una mano da cui estrarre un presagio del destino – le indicazioni su dove stiamo andando, su quale sarà il futuro della stessa umanità. E qui il drone, con la sua possibilità di riprese zenitali, è stato davvero utile, fondamentale. Al punto che dal progetto ho eliminato tutte le foto scattate da terra e ho lasciato spazio soltanto alle fotografie “con la testa per aria”. Ho percorso circa 2000 km in volo (la tecnologia permette di tener traccia di questo e altri dati) e camminato per qualcosa come 200 km sulle strade bianche delle campagne umbre, toscane e laziali alla ricerca delle forme e dei segni che m’interessavano. Alla fine, dalle diverse migliaia di fotografie ho estratto 400 foto e da queste ho tirato fuori (con fatica e dolore!) le 70 finali.

Non è stato facile accettare le necessarie rinunce, tra cui le molte foto notturne scattate negli uliveti, o la ricerca che ho effettuato nei castagneti colpiti dal “mal dell’inchiostro”. Proprio a questi due “sottoprogetti”, a cui tengo molto, ho deciso di dare una possibilità, creando la piccola eZine che puoi scaricare gratuitamente a questo link:

>>> SCARICA QUI

Spero che ti piaccia e ti spinga a considerare la possibilità di sostenere il mio progetto, visto che è appena partita ufficialmente la campagna di crowdpublishing di “AGER”. Il prezzo di copertina del libro (22×22 cm, 120 pagine) è di 24,00 € e per chi lo preacquista non ci sono spese per la spedizione che avverrà con Piego Libri Raccomandata (tracciabile).

Tovi tutte le informazioni e i pulsanti PayPal e Stripe per procedere con rapidità e sicurezza all’acquisto sul mio sito www.kelidon.euGrazie!

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