Un Workshop a Tuscania

Per un fotografo Tuscania offre infiniti spunti, in un continuo variare di luci e atmosfere. D’altra parte è esattamente per questo che ho deciso, insieme a mia moglie, di venirci a vivere stabilmente. Così, quando abbiamo pensato di organizzare un workshop di fotografia progettuale e paesaggistica che mettesse assieme di fatto i tre corsi di cui sono docente, è venuto naturale pensare proprio a Tuscania.

I sei fotografi che hanno partecipato al mio primo workshop di “fotografia estemporanea” hanno potuto scoprire come “guardare” a un luogo, comprenderlo e fotografarlo per creare un breve progetto, il tutto in solo dieci ore sul campo. Una sorta di esperimento sulla “fotografia estemporanea” che in effetti avevo in mente da tempo.

Il tutto nasce dalla mia lunga esperienza professionale con le riviste di Viaggi e Turismo, con le quali ho pubblicato oltre 200 reportage. La logica di fondo del meccanismo a orologeria di questo specifico settore editoriale era che la sostenibilità economica poteva essere garantita solo grazie alla collaborazione degli Enti Turistici del luogo (o del paese estero) di cui si volevano raccontare le bellezze e l’interesse per il turista. Naturalmente non era facile ottenere tale collaborazione (e oggi è praticamente impossibile) ma soprattutto quando ci si riusciva si avevano al massimo un paio di giorni a disposizione per realizzare il reportage, visto che l’obiettivo degli enti era comunque non spendere troppo.

Così, ho dovuto imparare a realizzare interi reportage fotografici (a volte preparando anche il testo) in 36-48 ore, sfruttando ogni istante e cercando sempre di risolvere gli innumerevoli, possibili contrattempi. Era stressante, ma mi ha insegnato tanto. Anzi posso dire che mi ha insegnato tutto: la massima concentrazione, l’attenzione per le cose importanti, la necessità di arrivare preparati e di lavorare in modo accorto senza disperdersi in mille rivoli. Avrei preferito avere molto più tempo, questo è ovvio, ma come esercizio è stato prezioso. Non a caso lo consiglio da sempre ai miei allievi. Sfidarsi a raccontare un luogo in un solo giorno dedicando il tempo a disposizione solo a questo, dunque non certo durante una gita con famiglia al seguito!

Di fatto è quel che abbiamo proposto agli iscritti al nostro workshop e ancora una volta ho potuto verificare che in questo modo si impara molto e si possono scoprire nuove modalità di raccontare fotograficamente un luogo. Infatti spesso gli amatori tendono a disperdersi: desiderano dire “tutto”, illustrare ogni aspetto di una località, temono di non essere esaustivi o comprensibili. In tal modo ottengono esattamente quel che temono: non sono diretti, efficaci, comprensibili.

Invece nelle 10 ore che i partecipanti hanno avuto per scoprire il borgo di Tuscania (che non conoscevano) e raccontarlo sulla base dei temi che la sera prima avevamo deciso, hanno dovuto giocoforza andare al sodo. E la cosa è stata piacevole e divertente, oltretutto. Come sempre quando si lavora per progetti.

Se ti interessa approfondire un po’, nel video qui sotto ti racconto in 5 minuti cosa abbiamo fatto. 

I miei corsi di fotografia vertono tutti sulla progettualità, che è il modo in cui un fotografo può davvero sfruttare la fotografia come un linguaggio e anche in questa occasione lo scopo era realizzare proprio un progetto e dunque un libro su Tuscania, ma con alcune regole stringenti, davvero al limite.

Di foto perfette ce ne sono a bizzeffe in giro. Se si possiedono buone capacità fotografiche e un occhio allenato non è poi così difficile, specialmente con il digitale, ottenere dei risultati piuttosto buoni. Ma realizzare fotografie con soggetti e in situazioni non ideali richiede una capacità ben superiore. E per questo ho posto i nostri fotografi dentro un recinto piuttosto angusto, letteralmente: la prima regola infatti era che non si dovesse uscire dal giro delle mura del centro storico di Tuscania. Poi non si dovevano riprendere i principali monumenti in quanto tali ma solo come elementi di un miniprogetto personale che appunto avevamo stabilito tutti insieme la sera prima.

Così Mariano è stato incaricato di rendere l’idea dell’archeologia del borgo, impresa affatto facile dato che le necropoli e le testimonianze etrusche sono in buona parte al di fuori del paese; a Massimo è stato chiesto di raccontare le chiese di Tuscania in modo non agiografico o banale, ed è un incarico assai meno intuitivo di quel che si potrebbe credere; a Moreno sono state affidate le fontane, anche quelle attualmente in manutenzione: d’altra parte la cura delle fontane è una cosa decisamente positiva; ad Andrea R. abbiamo chiesto di illustrare il tema del peperino, la roccia tipica della Tuscia ovviamente subito dopo il Tufo e il Nenfro, affidati invece all’occhio sensibile di Andrea P. Per chiudere, Francesca ha scelto di raccontare in qualche modo le tracce del terremoto del 1971, che ha seriamente danneggiato la città, e il contrasto tra l’antico e il moderno all’interno del borgo, con le contrapposizioni tra murature medievali o rinascimentali e quelle post- ricostruzione.

Altra regola che in parte contraddice quello che vado generalmente insegnando (la necessità di scattare sempre in RAW): i partecipanti hanno scattato secondo la modalità detta SOOC (Straight Out Of Camera), dunque in jpeg, senza poter contare sulla postproduzione per migliorare i risultati conseguiti: idealmente son stati affidati loro due rullini di pellicola da 36 pose, perciò non più di 72 fotografie.

Oramai col digitale siamo abituati a scattare a raffica, migliaia di foto al giorno. La sfida era autolimitarsi, sempre allo scopo di avere maggiore cura nel fotografare, pensando di più a quel che si fa.

Soprattutto, le foto rappresentano appunto un giorno specifico di Tuscania, il 6 aprile 2024, dalle ore 7:30 alle ore 17:30. Alla sera i partecipanti mi hanno consegnato le schede con le foto, io le ho scaricate, ho fatto una prima selezione per poterne poi parlare insieme la domenica mattina. Sulla base anche di quanto ci siamo detti, nei giorni successivi ho fatto l’editing e impaginato il libro, che poi è stato stampato, inviato ai partecipanti ma anche alla proloco di Tuscania che lo ha distribuito nei propri canali.

Se vuoi sfogliarlo in formato digitale, lo trovi a questo link

Inoltre, il volume è anche in vendita a questo link. 

Certamente non è il solito libro su Tuscania. Qualcuno tra coloro che avranno modo di leggerlo potrebbe rimanere deluso nel non vedere le classiche bellezze architettoniche della città, la campagna verdeggiante che la circonda. Ma non era questo lo scopo del progetto. L’idea invece era di mostrare come sei fotografi che non conoscevano Tuscania se non – in qualche caso – superficialmente, abbiano potuto vederla e percepirla profondamente in poco tempo, cogliendone gli aspetti minori, nascosti, sottostimati, dimenticati e andar via con Tuscania nel cuore, assai più innamorati della cittadina di quei frettolosi turisti che dal parco Torre di Lavello scattano con i loro smartphone tante “belle” foto uguali a mille altre.

La fotografia è uno strumento di conoscenza, di scoperta, di comunicazione. Può indubbiamente servire a fermare un ricordo, ma sfruttarla solo per questo è come minimo riduttivo.

L’esperienza è stata così positiva e umanamente e professionalmente soddisfacente che alla fine abbiamo deciso di replicare, con un nuovo Workshop a Tuscania a fine settembre. Stavolta esploreremo la campagna – magnifica – che circonda la città.

Sarà una nuova occasione, più “esplorativa” stavolta, di verificare come quel che conta è lo sguardo e la sensibilità del fotografo!

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